Psicofonia per la gravidanza e il parto

La Voce nel travaglio si ispira a una metodologia innovativa elaborata dalla Dott.ssa Elisa Benassi denominata Training psicofonetico per il parto, a sua volta ispirata al Canto prenatale, una tecnica sperimentale ideata dalla cantante Marie-Louise Aucher in collaborazione con l'ostetrica Chantal Verdière e il ginecologo F. Leboyer, fautore della nascita senza violenza. Il Canto Prenatale non è altro che l'applicazione alla gestazione di una disciplina che la Aucher ha definito Psicofonia.

L’obiettivo primario della Psicofonia è quello di accompagnare l’uomo sonoro a riconoscere sensorialmente, affettivamente e simbolicamente il baricentro, l’equilibrio della propria voce in accordo con il baricentro corporeo, con il ritmo interiore, con le immagini mentali, con le verità personali espresse nella parola. Nel percorso, la voce sempre più timbrata e ricca di armonici, viene apprezzata come il mezzo privilegiato di riconoscimento e di espressione di sé. (Benassi, 2002)

Il Canto prenatale consente di intraprendere un percorso di evoluzione personale attraverso la riscoperta delle vibrazioni corporee e dei suoi significati. La gestante è in grado di esplorare le regioni più profonde della propria fisicità attraverso le quali essa può conoscersi meglio, accrescendo il suo benessere.

Cantando la madre si tonifica, si dinamizza e si rilassa. Quando la donna vive un rapporto sereno con il proprio corpo e il proprio bambino controlla meglio i riflessi, e grazie ad un maggiore stato di calma e lucidità. La gravidanza diventa un’esperienza di dialogo tra madre e bambino.

Il canto prenatale è una proposta che si rivolge ai genitori in attesa.
Rappresenta una modalità privilegiata di avvio della relazione circolare precoce che lega il padre, la madre, il bambino per mezzo della voce. E’ un percorso esperienziale di equilibrio e di incontro del bambino nel canto.
Ha come obiettivo primario quello di rendere consapevoli i genitori del fatto che la loro voce struttura il bambino accompagnandolo nella sua evoluzione biologica e psicologica. (Benassi, 2002) 

Non solo la madre ma anche il padre è coinvolto nella stimolazione fonetica. Mentre la madre è in grado di sollecitare il feto nelle zone più alte del torace e della testa, il padre possiede la facoltà di contribuire all'attivazione degli arti inferiori, del bacino e del tronco del piccolo.

Il Training psicofonetico per il parto consiste, ivece, in un approccio terapeutico psico-emotivo che sfrutta, da un lato, l'azione analgesica del suono (Audioanalgesia), e dall’altro gli effetti auto-terapeutici della voce umana (Vocoanalgesia). L'azione vibratoria della fonazione permette che il travaglio e il parto vengano vissuti con minor dolore e con una notevole riduzione dei tempi.

Solitamente, durante la fase del travaglio-parto, la rigidità che si manifesta attraverso l'uso del grido comporta un dispendio di energie. La tecnica voco-analgesica permette di sostituire l’espressione disarmonica e dispersiva dell’urlo, che accompagna lo spasmo, in intonazione eu-fonica, ovvero in risorsa auto-terapeutica che agisce per mezzo di apposite vibrazioni sonore direttamente sulle alterazioni degli stati psicofisici.

Il corpo è percepito come dimora del bambino e della voce. In prossimità del travaglio è pensato come lo strumento che si attiva allo stesso modo nell’esperienza fonatoria ed in quella del parto. La presenza consapevole connessa all’esperienza vocale suggerisce percezioni di padronanza di sé ed una rinnovata fiducia nella possibilità di affrontare attivamente il lavoro fisico e psichico legato alla nascita del bambino. (Benassi, 2000)

L’adeguata impostazione dell’emissione vocale è pertanto in grado di influenzare l’atteggiamento posturale, regolare il sostegno del fiato, distendere il ritmo respiratorio, condizionare positivamente il tono muscolare, perseguendo lo scopo di ricaricare delle energie corporee. Inoltre, con l’impiego delle giuste pratiche vocali è possibile stimolare direttamente la produzione delle endorfine, sostanze che attenuano spontaneamente la percezione del dolore.

 

 

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